• Settembre 2024 •

Prima di questo, già sette miei passi facevano riferimento a Osho, l’ultimo spunto dieci riflessioni prima di questa, ed ora eccolo di nuovo fra le mia mani con Tantra, di cui riprendo la prima sottolineatura.

Se tutto quel che hai vissuto può essere espresso in parole, non hai vissuto nulla.

La mia prima reazione, razionale, non mi fa essere d’accordo con questa affermazione ma, subito dopo, come sempre accade con Osho, emerge un significato che mi trova assolutamente in linea con ciò che intende. Il primo istinto nasce dal fatto che sono assolutamente convinto del fatto che se non possiamo spiegare quello che proviamo, non saremo mai in grado di comprenderlo. Questo perché le parole sono potenti e portano non solo il significato che racchiudono, ma la loro scelta e la successione delle stesse riescono prima di tutto a rendere chiaro a chi le usa cosa sta provando e come può (se lo desidera) trasmettere questa esperienza. Ciò vale solo per raggiungere un primo livello di comprensione ma, successivamente (e sta qui il punto in cui torno in pieno accordo con Osho), le parole da potente mezzo diventano un limite altrettanto potente. Questo perché ci sono esperienze che portano a livelli di coscienza che non possono essere spiegati a parole, ma solo esperiti. Siamo “contenitori” di informazione che possiamo trasferire limitatamente ad altri tramite simboli, ma possiamo andare oltre. Se io stesso, non più considerandomi individuo, ma parte-intero del Tutto che si relaziona con un’altra parte-intero, entrambe in grado di sentirsi tali, desiderassi condividere totalmente l’informazione che porto, rimarrei in silenzio. Ciò che si trasmette usa come mezzo energie sottili, che abbiamo dimenticato come sentire. Siamo troppo radicati alle nostre (false) percezioni che ci legano fortemente alla dualità che ci circonda.

Non vediamo il mondo com’è: lo vediamo come ci aspettiamo di vederlo.

Questo è un punto fondamentale che, se ci permettiamo di accettare, può cambiare la nostra vita. Quando instauro con qualcuno una conversazione su questo argomento, non riesco mai a far comprendere la portata di questo approccio. Si passa tipicamente dallo scherno, più o meno evidente in base al grado di confidenza che ho con l’interlocutore, fino ad arrivare al massimo a un’espressione che concede l’affermazione, ma facendo trasparire tutto il dubbio celato dietro gli occhi. In questi casi, l’unico modo per capire se un’affermazione di questo tipo è vera sta nel farne esperienza. Se il mondo che vedi è come ti aspetti di vedere, cambia l’idea di ciò che vuoi vedere, e questo sarà il tuo nuovo mondo. Questo è possibile perché ciò che ti circonda è illusorio, e solo dopo averlo realmente compreso sarà possibile utilizzare le energie che sprechi per far andare le cose come vorresti, per concentrarle sulla tua riscoperta. Sempre che tu lo voglia, perché tipicamente piuttosto che guardare dentro di noi siamo portati, spesso senza neanche accorgercene, ad allontanarcene.

L’attività è il tuo modo di evadere da te stesso.

Vedo moltissime persone intorno a me che non si danno mai tregua. Ogni istante dev’essere colmato dal fare qualcosa, comprese le micro-pause fra un’attività e l’altra, dove tipicamente gli occhi si abbassano automaticamente sul telefono. Non rimangono più gli spazi vuoti che ospitano ciò che ancora non è emerso. Sto parlando delle intuizioni, delle comprensioni profonde, delle risposte che cerchiamo; sintetizzando in un’unica parola, del proprio Sé. Il nostro cervello è progettato per elaborare continuamente informazioni, e questo è un bene dal punto di vista dell’adattamento evolutivo, ma non dobbiamo fare l’errore di identificarci con la nostra mente. Dedicandosi solo al fare, non ci sono spazi per essere lo spettatore di cosa sta avvenendo e nel flusso dei pensieri non ci sarà mai l’occasione di avere una visione distaccata per cogliere gli aspetti che possono emergere solo osservando il quadro complessivo. Spesso questa immagine è associata a noi che guardiamo le cose da una prospettiva più elevata, come la visione di una vallata da un monte, ma in realtà sarebbe più coerente immaginare una discesa al nostro interno, da sempre la dimora del nostro Sé. Non c’è nulla al di fuori, se non informazioni per i nostri sensi governati dal nostro cervello, che creano un mondo fittizio ma non inutile. Attraverso di esso abbiamo continue informazioni indirette su di noi, poiché è creato da noi stessi, in cui possiamo ritrovarci se chiudiamo gli occhi verso l’esterno e li riapriamo al nostro interno. Per fare questo abbiamo bisogno degli spazi vuoti, che creano la base per questo panorama interiore, in un processo di perfetta imperfezione dinamica.

Una perfezione senza futuro è morta. Mentre, quando la perfezione ha in sé un futuro, quando è aperta, quando cresce, quando è in movimento, ha l’aspetto dell’imperfezione. E lascia che ti dica: sii imperfetto e cresci, perché quella è la vita. Non cercare di essere perfetto, o smetterai di crescere.

Mi piace molto quest’idea che la perfezione in movimento ha l’aspetto dell’imperfezione, perché troppo spesso abbiamo un concetto della perfezione che ci rende dipendenti da un’eterna rincorsa al risultato, ignorando il percorso. Poi, a un certo punto, si smette di correre perché diventa chiaro che questo sforzo non ha ragione d’essere. C’è un cambio di stato e l’assenza (di quello che rincorrevamo) svanisce. La prossima sottolineatura fa riferimento proprio a questo.

Un’assenza non può accrescersi, un’assenza resta sempre tale e quale.

Qui Osho contrappone il senso di mancanza a ciò che avviene successivamente alla comprensione del reale stato delle cose. Egli afferma che l’assenza in quanto tale non può diventare più grande di quello che è. Siamo noi che nella percezione errata del mondo duale, in un vortice discendente, a volte crediamo di avere sempre meno rispetto a quello che desideriamo. Una mancanza (percepita erroneamente in quanto tale) svanisce in un istante quando l’errata percezione viene corretta. Osho porta l’esempio della luce che fa svanire l’oscurità, che non è altro che l’assenza di luce. L’oscurità non può aumentare, perché la comparsa della luce rende chiaro che non c’è mai stata, se non nella nostra percezione. Non si può dire che la luce la faccia sparire, la diluisca o la sposti in un atro luogo, poiché in realtà l’oscurità prende forma solo in sua assenza.

L’ultima sottolineatura riporta la mia attenzione a dove sento di trovarmi ora. Sempre più prossimo al mio Sé, in un movimento a spirale che mi avvicina continuamente, senza vederlo perché so di cercarlo ancora con gli occhi della mente, anche se basterebbe esserlo senza la pretesa di capirlo.

Cosa mai andavi cercando? Il cercatore stesso è ciò che cercava, il viaggiatore è la meta del viaggio.

Queste parole così piene di significato rispecchiano esattamente ciò che ho letto in un altro libro, Lo Zen e il tiro con l’arco di Eugen Herrigel, poco prima di scrivere questo passo.

Il tiratore mira a se stesso – eppure non a se stesso – e ciò facendo forse coglie se stesso – e anche qui non se stesso – e così è insieme miratore e bersaglio, colui che colpisce e colui che è colpito.

Siamo arcieri che scoccano la freccia della consapevolezza, illudendosi di fallire, fino a che il tiro centra il bersaglio senza che le nostre dita abbiano più bisogno di lasciare la corda, abbandonando lo spazio e il tempo della separazione.

Vuoi rimanere aggiornato sui miei passi? Iscriviti alla mailing list.

Riceverai una mail quando pubblicherò un nuovo passo o ci sarà una novità interessante di cui renderti partecipe.

    Condividi questo passo nella tua storia

    Articoli recenti

    • Oltre l'invisibile - Federico Faggin

    Oltre l’invisibile – Federico Faggin

    • Dicembre 2024 • Prima di questo libro di Federico Faggin, lessi il precedente (Irriducibile), e mi colpì il percorso di quest'uomo di scienza (inventore del primo microprocessore) che ha investito tutta la [...]

    • Tantra - Osho

    Tantra – Osho

    • Settembre 2024 • Prima di questo, già sette miei passi facevano riferimento a Osho, l'ultimo spunto dieci riflessioni prima di questa, ed ora eccolo di nuovo fra le mia mani con Tantra, [...]