• Luglio 2023 •
Nel mio passato ho letto diverse volte l’intera Bibbia, ma gli insegnamenti riportati al suo interno non mi sono mai sembrati così concreti tali da essere un vero aiuto. Quando lessi la Bhagavad Gita invece (forse anche perché la mia maturità era diversa) trovai dietro la storia che viene narrata quasi una sorta di manuale su come poter crescere come individuo, il che mi appassionò e mi lasciò desideroso di altri approfondimenti. In questo libro di Swami Kriyananda, che si intitola proprio L’essenza della Bhagavad Gita, il discepolo di Paramhansa Yogananda (di cui parlo nel passo Autobiografia di uno yogi) riporta i commenti del maestro a questo testo sacro induista.
La prima indicazione che ritrovo nelle mie sottolineature riguarda il modo in cui porsi nell’affrontare il proprio percorso personale, perché afferma che
il progresso spirituale non consiste nel raggiungere qualcosa, ma semplicemente nel rimuovere le distorsioni che oscurano la natura della realtà.
Questo modo di porsi riverbera nel passo Un corso in miracoli, dove per l’appunto il miracolo in sé è il cambio di mentalità che ci porta a riscoprire la realtà ultima per quello che è, senza i filtri che poniamo davanti a essa nel corso della nostra vita. In questo processo di riscoperta gli altri sono lo specchio che utilizziamo per osservare noi stessi, ma anche in questo distorciamo la nostra percezione e a volte quello che si delinea è il nostro ego e non chi siamo veramente, poiché
disprezzare qualcuno significa affermare il proprio ego.
Questo ci porta a creare un distacco da chi crediamo di (o vorremmo) essere (l’ego) e chi siamo (senza il peso di crederlo o volerlo essere). Ci sono troppe parti, che non sono una divisione di chi siamo, ma una sovrapposizione piena di sbavature dei nostri costrutti mentali, che cerchiamo di ritoccare continuamente per renderla più consistente e accettabile ai nostri occhi. Questi occhi però sono miopi e non colgono in maniera nitida quello che stanno cercando di osservare. In realtà (lo yogi)
nell’atto stesso del vedere, egli è contemporaneamente l’atto e ciò che viene visto. Conoscenza, conoscitore e conosciuto diventano una cosa sola.
Questa affermazione può sembrare troppo lontana dalle nostre credenze per essere accettata ma, riprendendo quello che ho scritto nel passo La realtà ultima, possiamo fare un po’ di chiarezza. L’osservatore (che noi confondiamo sempre con noi stessi e, ancora di più, nell’errato dettaglio costituito dai nostri occhi) non può essere materiale, ma ciò che compie, ossia l’osservazione, genera quello che percepiamo con i nostri sensi, da cui traiamo l’esperienza dall’osservazione. Ecco, quindi, che per conoscenza (l’esperienza), conoscitore (la coscienza tramite i nostri sensi) e conosciuto (l’oggetto dell’osservazione) diviene possibile essere una cosa sola. Questo unicum può essere compreso in maniera ancora più completa se non ragioniamo più nei termini di separazione del mondo duale (l’unico a cui ha accesso la nostra coscienza), ma ci diamo la libertà di sentire di essere parte di un Tutto Unico, che vuole far esperienza di Sé (conoscenza), attraverso la Coscienza (conoscitore), osservandosi (conosciuto). Il collegamento fra Coscienza e coscienza viene declinato dall’autore in questo modo:
La coscienza divina filtra verso il basso nella coscienza umana. Sotto forma di anima, quella coscienza divina è l’osservatore imparziale. L’anima, tuttavia, ci fornisce la consapevolezza, dandoci la capacità di provare piacere o di soffrire.
Queste sono le parole dell’autore, ma in una società come la nostra i termini “divina” o “anima” vengono spesso associati a concetti che ci portano fuori strada. Cercando di neutralizzare i modelli mentali comuni trovo più utile schematizzare (uso apposta questo termine, perché lo facciamo continuamente per catalogare ogni nuova informazione e renderla coerente con le precedenti) questi concetti in altro modo. Sarà poi tua cura smettere di schematizzare e “sentire” cosa queste nuove idee suscitano al tuo interno. La Coscienza è unica, e nasce dal desiderio del Tutto di fare esperienza di Sé. Noi, come parti-intero del Tutto, attraverso la nostra coscienza facciamo esperienza (ma non comprendiamo inizialmente il significato di questa esperienza) e siamo il tramite verso la Coscienza. Il mondo duale funge da specchio, a cui noi diamo un significato (spesso errato), e l’insieme di tutte queste informazioni (anche se incoerenti e contrastanti) rappresenta la misurazione indiretta della realtà ultima. Partendo da un Tutto Unico che non può osservarsi (perché come dico spesso lo specchio è al suo “interno” e quindi non può essere utilizzato per ottenere un’immagine propria riflessa), ma ha il desiderio di conoscersi, la Coscienza trova il mezzo per farlo. In questo modo l’informazione iniziale (che era già tutta quella esistente) paradossalmente aumenta con questa esperienza. Noi possiamo essere parte attiva di questo aumento di conoscenza e ridurre sempre più la separazione fra coscienza e Coscienza.
Quello che mantiene la coscienza dell’uomo separata da Satchidananda (la beatitudine divina), è ovviamente il fatto che la sua coscienza è composta anche da altri elementi. Tra questi “elementi” spiccano l’irrequietudine, il desiderio che le cose siano diverse da come sono (in altre parole, lamentarsi dello stato di qualunque cosa), i desideri (che impediscono all’uomo di sentirsi completo in se stesso), le simpatie e antipatie nei confronti di persone e cose (che lo costringono a impiegare perennemente energia per attrarre e respingere).
Quest’ultima sottolineatura sembra essere una lista delle cose da eliminare dalla nostra coscienza affinché il divario dalla Coscienza si annulli. Non ha senso focalizzarsi solo su questi “divieti” per raggiungere un determinato stato più elevato, perché si cadrebbe nuovamente in una trappola dell’ego, data dal desiderio di essere “di più”.
Sei tutto quello che sei. Elimina le inutili aggiunte fatte nel corso della tua vita e ritrova il tuo Sé.
Vuoi rimanere aggiornato sui miei passi? Iscriviti alla mailing list.
Riceverai una mail quando pubblicherò un nuovo passo o ci sarà una novità interessante di cui renderti partecipe.
Articoli recenti
Oltre l’invisibile – Federico Faggin
• Dicembre 2024 • Prima di questo libro di Federico Faggin, lessi il precedente (Irriducibile), e mi colpì il percorso di quest'uomo di scienza (inventore del primo microprocessore) che ha investito tutta la [...]
Tantra – Osho
• Settembre 2024 • Prima di questo, già sette miei passi facevano riferimento a Osho, l'ultimo spunto dieci riflessioni prima di questa, ed ora eccolo di nuovo fra le mia mani con Tantra, [...]
L’essenza della Bhagavad Gita – Swami Kriyananda
• Luglio 2023 • Nel mio passato ho letto diverse volte l'intera Bibbia, ma gli insegnamenti riportati al suo interno non mi sono mai sembrati così concreti tali da essere un vero aiuto. [...]


